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[5/06/2019] Lavorare e produrre all’interno del carcere: la sfida dei Raee

E’ un’iniziativa che coniuga l’impegno ambientale con l’importante obiettivo di promuovere l’inclusione socio-lavorativa di persone in esecuzione penale.

E’ un’iniziativa che coniuga l’impegno ambientale con l’importante obiettivo di promuovere l’inclusione socio-lavorativa di persone in esecuzione penale.

Stiamo parlando del “Raee Carcere”, un progetto che ha visto, dal 2009 ad oggi, il coinvolgimento di oltre 40 detenuti, impegnati in attività di trattamento e smontaggio dei R.A.E.E. Il tutto attraverso l’allestimento di laboratori produttivi dentro e, nel caso di Forlì, anche fuori dal carcere, in tre diverse province della nostra regione. Un’idea apparentemente semplice, che richiede però un’articolatissima organizzazione e un’ampia rete di partner pubblici e privati per consentire una piena produttività e, nel contempo, far fronte alle problematiche quotidiane in cui si incorre quando si intraprendono attività di tipo lavorativo-produttivo all’interno del “contesto carcere”.
L’idea alla base di Raee carcere è quella di costruire un’alleanza tra enti di formazione e cooperative sociali di tipo B, cioè quelle cooperative che si occupano dell’inserimento lavorativo delle persone cosiddette svantaggiate: IT2 a Bologna, Gulliver a Forlì, Il Germoglio a Ferrara. Gli enti di formazione partner del progetto, Cefal e Techne, hanno la funzione di accompagnare e formare le persone e di seguire il coordinamento dell’iniziativa favorendo la sinergia tra le tre province coinvolte. Mentre le cooperative sociali hanno ruolo di vero e proprio inserimento lavorativo dei detenuti e di gestione dell’attività produttiva nei laboratori.
In poche parole la persona detenuta, opportunamente formata dagli enti di formazione, comincia con una borsa lavoro oppure con un tirocinio e viene inserita in un progetto industriale e produttivo, in cui Ecolight ed Ecodom, i Consorzi di aziende produttrici di materiali elettrici ed elettronici, commissionano ai laboratori un lavoro (cioè il trattamento dei rifiuti) e pagano le cooperative che inseriscono e assumono i detenuti per svolgerlo.

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