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[12/12/2019] Mostre. "Prigionieri"

di Gaetano Vallini

Le immagini del fotografo romano Valerio Bispuri trasudano dolore e solitudine restituendo un senso di angoscia e di infinita tristezza. Quello del carcere è un mondo a parte: rassicurante per chi sta fuori e che preferirebbe non sapere nulla di quanto vi accade, devastante per coloro che sono costretti a viverci dentro, perché la pena detentiva non consiste nella sola privazione della libertà, ma spesso anche in un'umiliante perdita della propria dignità.

Una situazione di progressivo degrado e abbrutimento contro cui s'infrange l'aspirazione di poter restituire un giorno alla società uomini e donne capaci di reinserirsi a pieno titolo nel tessuto civile. Una dura e triste realtà mostrata senza possibilità di fraintendimenti dalle 103 fotografie di Valerio Bispuri contenute nel libro Prigionieri, un viaggio quasi dantesco nei gironi delle carceri italiane, secondo capitolo di un racconto iniziato nell'inferno delle prigioni sudamericane.

Bispuri, romano, 48 anni, è il primo fotografo ad aver ottenuto dal Dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia l'autorizzazione a visitare alcuni dei più importanti istituti di pena del paese, e il risultato è un documento crudo, senza filtri, sulla condizione delle carceri e di chi ci vive. Ma non solo. Perché Prigionieri (Roma, Contrato, 2019, pagine 173, euro 39), al pari del precedente lavoro, Encerrados (2014), si presenta soprattutto come una vera e propria indagine antropologica che l'autore porta avanti da tempo sul tema della libertà perduta per la conseguenza di un crimine, di una dipendenza e dell'emarginazione sociale.

Il viaggio nelle carceri italiane è durato tre anni, durante i quali il fotografo ha visitato dieci istituti di pena: l'Ucciardone a Palermo, Poggioreale a Napoli, Regina Coeli e Rebibbia Femminile a Roma, Capanne a Perugia, Bollate e San Vittore a Milano, il carcere della Giudecca a Venezia, la Colonia penale di Isili a Cagliari e il piccolo penitenziario di Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino.

Strutture di varia grandezza ed età, e con diversi gradi di sicurezza. Ma a guardarli attraverso l'obiettivo della macchina fotografica di Bispuri sembrano tutti uguali. Le immagini, rese ancora più drammatiche da un bianco e nero livido e granuloso, mostrano problemi comuni: il sovraffollamento, la precarietà dei fabbricati, la mancanza di personale, la difficoltà nell'organizzare programmi di rieducazione del detenuto. Ma ancora di più raccontano i drammi personali e collettivi di uomini e donne rinchiusi in spazi angusti e fatiscenti, in quelli che appaiono quasi come non-luoghi, fermi in un tempo indefinito e, sebbene spesso al centro delle città, percepiti come invisibili. Come i loro ospiti.

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